L’importanza del tempoTempo di lettura stimato: 4 minuti

Proviamo oggi a riflettere insieme sulla dimensione del tempo percepito, che è un indicatore di come stiamo vivendo la nostra vita. Che rapporto abbiamo con il tempo? È un rapporto equilibrato e armonico oppure no?

La percezione che abbiamo del tempo non è una dimensione oggettiva e uguale per tutti ma soggettiva, cioè ognuno di noi lo percepisce in modo differente. Analizziamo quindi alcuni squilibri del rapporto con il tempo che non ci fanno stare bene.

Vivere nel passato

Una prima modalità squilibrata di vivere il tempo è quella di vivere nel passato, sentire il passato come presente, come se la cosa accaduta in un passato anche lontano fosse fortemente viva dentro di noi e guidasse i nostri comportamenti di oggi. Questo accade spesso, ad esempio, nel caso in cui abbiamo vissuto delle esperienze piuttosto traumatiche (maltrattamenti, abusi, lutti, litigi ripetuti). Il dolore per tali esperienze, se non elaborato, ci costringe a riviverle continuamente e non riusciamo ad andare oltre.

Vivere nel futuro

Un’altra modalità può essere quella di vivere nel futuro. Anche in questo caso non stiamo vivendo il presente anzi fuggiamo dal presente ma viviamo una dimensione che non esiste, che non ancora arriva e siamo ansiosi che arrivi però nella maggior parte dei casi abbiamo poche probabilità che arrivi poiché non facciamo nulla per attivarla. Infatti spesso quando ci proiettiamo troppo nel futuro, stiamo trascurando di costruirlo passo per passo già da ora, ci sentiamo impotenti e speranzosi che qualcosa possa cambiare in meglio per effetto di eventi esterni ma non grazie a noi.

Difetto o eccesso di tempo

Un’altra dicotomia riguarda il tempo c.d. “tutto o niente”: possiamo avere la sensazione di non averne a sufficienza per fare nulla, specialmente quando la nostra giornata è piena di cose da fare e corriamo affannati da un impegno ad un altro, senza essere più padroni di esso poiché non riusciamo a fermarci. Al contrario, quando siamo poco impegnati sia nei fatti che idealmente, e non abbiamo un progetto da realizzare (o un sogno da raggiungere), siamo annoiati e abbiamo tanto tempo e più ne abbiamo e più non sappiamo come impiegarlo.

Lo scorrere del tempo

Un’ulteriore ambivalenza la possiamo sperimentare rispetto allo scorrere del tempo: la sua finitezza o il suo essere infinito. Nel primo caso (come spesso accade) avremo la sensazione di non averne per fare nulla, e che passi così velocemente da non poterne avere a sufficienza per fare tutto ciò che è nelle nostre intenzioni. Nel secondo caso (e anche questo spesso accade) avremo la sensazione di averne sempre, rimanderemo sempre a domani perché il tempo non passa mai, e penseremo di avere sempre una seconda occasione senza accorgerci, se non troppo tardi, che per paura qualche treno lo abbiamo perso.

Trovare un equilibrio

Abbiamo visto come il rapporto con il tempo può essere percepito da noi come costruttivo o distruttivo, amico o nemico, comunque in maniera ambivalente e disfunzionale. Questo si riflette anche nei tanti proverbi che esistono su di esso nel linguaggio comune: “il tempo è tiranno”, “il tempo è galantuomo”, “il tempo vola”, “ho perso la cognizione del tempo”, “il tempo ferisce e sana”, “chi ha tempo non aspetti tempo” e tanti tantissimi altri modi di dire comuni.

In mezzo a tutte queste ambivalenze e dicotomie, ovviamente, c’è un equilibrio, spesso difficile da trovare, e della cui mancanza a volte non siamo neanche consapevoli. Lo scorrere del tempo è una cosa naturale. Non lo possiamo fermare, non lo possiamo rallentare, non lo possiamo accelerare. La cosa più complicata per la nostra vita è proprio viverlo in maniera equilibrata, integrando in maniera armonica nel nostro presente sia il luogo e il tempo da cui proveniamo, che quello verso cui siamo diretti.

“Lo scorrere del tempo è una cosa naturale.”

Approfondimenti

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Dott.ssa Lucina Cicioni – Psicologa Psicoterapeuta
ph: Nicola Vinciguerra

Specializzata in Psicoterapia Analitica Esistenziale, iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Abruzzo dal 12/02/2000 con il n° 567.

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