LA RINUNCIA ALL’ATTESA – UNA GRANDE RIVOLUZIONE COPERNICANATempo di lettura stimato: 4 minuti

Ci chiediamo mai come stiamo vivendo la nostra vita? Siamo in posizione di difesa o in attacco? per usare una metafora calcistica…
Il più delle volte, in tutti quei casi in cui non vediamo il realizzarsi di nostri desideri, siamo in posizione di ATTESA.
E cosa attendiamo? Facciamo degli esempi.
Siamo giovani diplomati o laureati, attorno a noi non vediamo grandi possibilità di sviluppo, e attendiamo che la situazione si sblocchi, che le opportunità arrivino. La situazione attorno non ci piace, la leggiamo lucidamente in maniera negativa, ma aspettiamo che l’economia si riprenda, che lo stato faccia degli interventi importanti e risolutivi, o anche che qualcuno della nostra rete sociale e amicale ci raccomandi. In tutti questi casi siamo appunto in posizione di attesa di un intervento esterno, miracoloso, anche facile, poiché accettare la realtà per quella che è e muoversi di conseguenza, lo è di meno.
Andiamo un po’ più nel profondo, analizziamo un contesto ad esempio familiare. Siamo giovani o anche meno giovani e da sempre abbiamo attriti e tensioni con le nostre figure di riferimento familiari, attendiamo da parte loro un riconoscimento del nostro valore, un permesso per la realizzazione del nostro essere più profondo, abbiamo in testa un desiderio ma non siamo nel nostro pieno potere di realizzarlo poiché attendiamo un sostegno, e viviamo un conflitto con chi riteniamo responsabile della nostra mancata crescita; la colpa è dell’altro se non evolviamo e siamo in attesa, pur non rendendocene conto, che il nostro genitore o chi per lui, ci dica che siamo meritevoli, amabili, sostenibili, insomma che valiamo per quello che noi siamo e che possiamo andare per la nostra strada. Laddove ciò non avviene, è colpa dell’altro se non ci muoviamo, pensiamo noi. La rabbia si alimenta e non ci sentiamo liberi.
Facciamo il caso di un rapporto di coppia che non decolla come vorremmo noi. Siamo in attesa che ciò avvenga, abbiamo dato una dieci centomila possibilità, ma vediamo che non cambia mai nulla, e potrebbe continuare così all’infinito. Perché non cambia mai nulla? Non riusciamo a vederlo poiché il nostro focus è ancora una volta fuori di noi, verso quel qualcuno che non fá i cambiamenti desiderati, che non ci dà il riconoscimento da noi sperato, che ha i suoi blocchi, e viviamo fermi nell’attesa che si sblocchi, non vedendo per nulla i nostri di blocchi e come noi siamo bloccati in questa attesa degli sblocchi degli altri.
In tutte queste situazioni descritte, ma in molte altre analoghe, basterebbe spostare il focus dell’attenzione, dalle posizioni fisse esterne a noi alle posizioni fisse dentro di noi: in cosa siamo cristallizzati, in quale blocco siamo fermi, cosa stiamo attendendo.
È davvero il mondo esterno che è sempre tutto uguale o siamo noi che blocchiamo l’evoluzione degli eventi perché abbiamo paura? E paura di cosa?
Sono domande che dobbiamo farci, laddove sentiamo che non è più possibile per noi vivere nell’attesa, che in questa attesa noi siamo morti dentro, quando dentro invece vorremmo tanto essere vivi.
Tuttavia essere vivi è una scelta. Anche la natura ci dice che nel momento della nostra nascita noi contribuiamo con le nostre spinte a venire fuori dall’utero.
Non sempre tutto è così semplice, come questa descrizione, anzi mai è semplice. Nel corso della nostra vita abbiamo sviluppato un patto con le nostre figure accudenti dentro di noi, un patto che sentiamo di tradire se smettiamo di attendere. Allora il conflitto è forte: tradiamo il patto con colui colei coloro che hanno detto di amarci o tradiamo noi stessi? Hanno detto di amarci, ma noi sentiamo che davvero lo hanno fatto?
Ognuno ha la sua storia, il suo passato, i suoi blocchi e le sue attese, ma dietro ogni storia può esserci questo tipo di conflitto. I sensi di colpa si fanno prepotenti nel frangente in cui stiamo decidendo di abbandonare l’attesa, sensi di colpa che andranno elaborati poiché si riferiscono ad a una fase della nostra vita che non è quella attuale, ma appunto ci riportano indietro, molto molto indietro.
Dite la vostra, se vi ritrovate in questa descrizione, se sentite di vivere questo conflitto, o nella morsa dei sensi di colpa, bloccati nell’attesa di un riconoscimento che non arriva mai.
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